giovedì 16 novembre 2017

Esche e bocconi avvelenati: quanti altri animali devono morire? Il mio cane è solo una delle ultime vittime






In una nazione come l’Italia, in cui la maggior parte della gente finge di essere ligia al dovere e rispettosa dell’ambiente, capita sempre più spesso che cani, gatti e altri animali domestici o selvatici perdano la vita a causa di bocconi avvelenati e altre esche letali preparate con cura da individui insospettabili o dal Triste Mietitore di turno che poi vanta le sue gesta tra amici e parenti, o peggio ancora le condivide sul web. Provocare la morte di esseri viventi innocenti (perché di questo si tratta) è una pratica illegale assai diffusa e talmente nota da passare inosservata, o forse dovrei dire taciuta. Taciuta perché alla pari di un omicidio.


Proprio per questo voglio parlarvi della morte del mio cane, Roy. Una morte orribile anticipata da convulsioni, spasmi, vomito, incontinenza, difficoltà respiratorie e coma. Una morte causata proprio da un boccone avvelenato, inghiottito nelle campagne della mia città durante una semplice passeggiata all’aria aperta; un pomeriggio di gioco che si è trasformato in un incubo da cui il mio cane non si è più risvegliato.


Nel giro di 24 ore ho perso un amico, un insostituibile folle compagno di avventure che con il veterinario e la mia famiglia ho disperatamente tentato di salvare, pur sapendo che ogni tentativo sarebbe stato vano. Per questo motivo ho deciso di raccontarvi la sua storia, anzi la sua fine; una fine che tocca silenziosamente tante altre innocenti creature. Perché raccontare, informare e denunciare sono le uniche armi a disposizione contro individui ignoti che non meritano alcuna pietà o qualsiasi forma di comprensione. 


Il Nucleo di Vigilanza IFAE della mia città, dopo aver appreso l’accaduto, ha promesso di predisporre e intensificare maggiori controlli in quella e altre zone rischio, sperando di riuscire a cogliere i responsabili di tali inqualificabili atti.


Infatti, mentre le nostre giornate scorrono nella totale normalità, decine di animali (per la maggior parte cani e gatti) giacciono abbandonati nelle campagne o nei luoghi più disparati della città in attesa di decomporsi in silenzio. Lo stesso silenzio che assorda le case e i giardini in cui abbai, miagolii e cinguettii erano all’ordine del giorno. Lo stesso silenzio in cui individui senza scrupoli si muovono indisturbati intenti a sistemare trappole, esche e “appetitosi” bocconi con la speranza di far fuori più “disturbatori” possibili.



IL FASTIDIO È IL MOVENTE DI TUTTE QUESTE UCCISIONI



Un animale domestico può dar fastidio alla vista o suscitare paura, certo è tollerabile: basta non incrociare la sua strada, o meglio quella del suo padrone.

Un animale domestico può risultare troppo “rumoroso” o può invadere (inconsapevolmente) spazi altrui, anche questo è ammissibile: lo si fa notare al suo padrone.

Un animale domestico può lasciare i suoi escrementi su strade, marciapiedi o terreni privati. Questo non è tollerabile ma non è colpa sua. Si richiama l’attenzione del padrone che oltre a dover rimuovere gli escrementi è direttamente responsabile dell’educazione dell’animale. L’incivile è lui.

Un animale selvatico può danneggiare terreni, raccolti o proprietà private. Sicuramente non è tollerabile ma non può essere un pretesto per agire illegalmente provocando non solo l’uccisione di diverse specie animali, ma anche la contaminazione del terreno di coltura (i cui prodotti giungono sulla nostra tavola) e del territorio circostante. 


Nel settore agricolo, infatti, dovrebbero essere unicamente le recinzioni ad avere il compito di proteggere i terreni dalla possibile intrusione di animali, a patto che oltre a garantire l’effetto barriera assicurino anche l’incolumità di questi ultimi. Per una recinzione agricola in piena regola si può optare per due tipologie:

·       -  recinzione metallica sorretta da paletti metallici o in legno (si sottrae al regime concessorio e necessita solamente di una SCIA, Segnalazione certificata di inizio attività; rientra tra le manifestazione del diritto di proprietà);

·       -  muretto di sostegno in calcestruzzo con sovrastante rete metallica (necessita di concessione edilizia e rientra nello jus aedificandi).



DOVE NON ARRIVA LA LEGGE DEVE ARRIVARE L’INFORMAZIONE





Diffondere veleni è espressamente vietato. È specificato nella legge sulla caccia (L.N. 157/92 art. 21, che prevede un’ammenda fino a € 1549,37) e nelle leggi sanitarie (art. 146 T.U. Leggi Sanitarie, che prevedono la reclusione da 6 mesi a 3 anni e un’ammenda da € 51,65 fino a € 516,46). Facendo ricorso a queste leggi i responsabili possono essere perseguiti ai sensi delle norme penali vigenti.


Inoltre, considerato il persistere di numerosi episodi di avvelenamenti e uccisioni di animali domestici e selvatici a causa di esche o bocconi avvelenati - accertati da approfondimenti diagnostici eseguiti dagli Istituti zooprofilattici sperimentali - il Ministero della Salute ha prorogato di dodici mesi l’ordinanza emanata il 13 giugno 2016, che vieta a chiunque di utilizzare, preparare, miscelare e abbandonare esche o bocconi avvelenati o contenenti sostanze in grado di causare intossicazioni e lesioni (come vetri, metalli o materiale esplodente). 


Il provvedimentoNorme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°164 del 15 luglio 2017, è certamente un utile strumento per contrastare e ridurre il fenomeno degli avvelenamenti ma non basta. Tutto ciò rappresenta un deterrente ma non è sufficiente. Occorre una legge specifica sull’utilizzo e la detenzione di esche e bocconi avvelenati, con pene severe e certe per i trasgressori.


A tal proposito la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha intrapreso una battaglia dal 2008 (anno di pubblicazione della prima Ordinanza) spiegando che la creazione di tale legge sarebbe un atto di responsabilità verso tutti, in quanto la presenza di veleni o sostanze tossiche abbandonate nell'ambiente rappresenta un serio rischio anche per la popolazione umana, in particolare per i bambini, ed è inoltre causa di contaminazione ambientale.

In attesa che sia formulata una legge ad hoc, è opportuno che i casi di avvelenamento siano documentati e denunciati. È importante che se ne parli!



COSA POSSIAMO FARE NOI?




Possiamo educare i nostri animali a non raccogliere cibo da terra, ma in certi casi l’istinto ha il sopravvento e un boccone ingoiato in una frazione di secondo può avere conseguenze letali. Possiamo fargli indossare la museruola durante le passeggiate ma diciamocelo, è sempre più forte la tentazione di vederlo correre e divertirsi con il musetto libero di esplorare il mondo. 


Quello che possiamo certamente fare – anche se questa problematica non dovrebbe neanche esistere - è prestare molta attenzione al terreno, alle strade e alla vegetazione circostante controllando che non ci siano vaschette/piatti/ciotole contenenti una qualunque forma di cibo o le esche tipiche della derattizzazione o disinfestazione (che in molti casi non sono a norma). Facciamo attenzione anche agli avanzi di cibo poiché potrebbero contenere vetri, bulloni o chiodi arrugginiti (ebbene sì, la fantasia in questo caso non ha limiti).


Quali sono i territori in cui prestare maggiore attenzione?

·         Aiuole cittadine

·         Piste ciclabili

·         Campagna

·         Spiagge

·         Aree prossime alle aziende faunistiche venatorie

·         Aree di protezione della fauna

·         Aree di caccia autogestite

·         Boschi in cui si raccolgono tartufi

·         Confini di coltivazioni




Cosa fare in caso di avvelenamento?


La sintomatologia varia a seconda delle sostanze ingerite: topicida, lumachicida (responsabile della morte del mio cane), fungicida, acaricida, insetticida, antigelo e cianuro sono i veleni usati più comunemente a tale scopo.

Se sospettate che il vostro animale, o quello che state soccorrendo, abbia ingerito un boccone avvelenato, contattate immediatamente  il veterinario più vicino  (o la guardia medica veterinaria) o il Centro Veleni.



LA DENUNCIA




In caso di avvelenamento il proprietario o detentore dell’animale può darne immediata comunicazione a qualsiasi organo di polizia giudiziaria (Polizia Municipale, Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia Provinciale), presentando di persona il proprio esposto o la denuncia (anche contro ignoti) in forma scritta.


La denuncia deve contenere le prove che l’animale sia stato avvelenato (a questo proposito è importante allegare tutti i referti veterinari e l’esame necroscopico in caso di decesso) e può essere presentata anche in quei fortunati casi in cui non sopraggiunge la morte.


Anche nel caso particolare di minaccia di avvelenamento, ci sono i termini per una denuncia per art 544 bis c.p. e per infrazione delle normative previste dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie relative alla distribuzione di sostanze velenose.


Non abbiate timore di segnalare alle autorità fatti o persone sospette. La denuncia, oltre a rendere possibile l’identificazione e la punizione degli avvelenatori, testimonierà la gravità di questo problema di cui non si parla mai.



Parlarvene non mi restituirà ciò che ho perso, non riporterà in vita gli animali che si spengono tra atroci sofferenze. Certamente non redimerà gli animi di chi si macchia di queste colpe, ma probabilmente contribuirà ad accendere i riflettori anche su quest’ennesima piaga che affligge la nostra nazione.


Se i vostri animali sono stati vittime di avvelenamento o di altre sospette uccisioni, se conoscete dei luoghi a rischio, fatemelo sapere! SCRIVETMI alla mail info.melaverdenews@gmail.com o sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/MelaVerdeNew/ ). Vi aiuterò a denunciare o a dar voce alle vostre segnalazioni.

martedì 14 novembre 2017

Titti, Fellini, Loren, Pasolini, Papa Francesco: la street art di Roma contro l'inquinamento da diesel


Greenpeace e lo street artist Tvboy hanno affisso la notte scorsa, in alcuni luoghi simbolici di Roma, una serie di opere per denunciare l’inquinamento atmosferico e i danni sanitari che da questo derivano.

Da Gregory Peck e Audrey Hepburn, che ritratti in una famosa scena di Vacanze Romane indossano una mascherina per proteggersi dall’inquinamento atmosferico, a Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, insieme nell’acqua della Fontana di Trevi, sempre raffigurati con mascherina antismog. Da Francesco Totti a Federico Fellini, passando per Pier Paolo Pasolini, Sofia Loren e Papa Francesco: personalità diverse ma intensamente legate a Roma. 



Per questo, per ciascuna di queste opere, sono state scelte precise strade o aree della città per l’affissione. Peck e la Hepburn vicino al Colosseo, Mastroianni ed Ekberg in un vicolo in prossimità di Fontana di Trevi; e ancora, Fellini alle porte di Cinecittà, Totti a Porta Metronia, Pasolini nelle strade del Pigneto dove girò “Accattone”, Sofia Loren nei vicoli di Trastevere dove interpretò “La ciociara”, Papa Francesco a Borgo Pio, in prossimità del Vaticano.



«Le opere della street art sono per definizione ‘outdoor’, realizzate sui muri delle città ed esposte agli agenti atmosferici come agli inquinanti di cui l’aria di molti centri urbani è satura”, afferma Salvatore, l’artista che opera dietro l’identità e il marchio di Tvboy. «Per questo ho pensato che fosse un progetto stimolante quello in cui ha voluto coinvolgermi Greenpeace. Siamo al punto in cui un diritto elementare, molto più radicale e insopprimibile di altri, come l’atto del respirare, è messo a rischio. In questa circostanza ho messo volentieri le mie capacità al servizio di questa protesta: un mondo in cui una boccata d’aria è una minaccia per la salute è un mondo disumano», conclude l’artista.




Il biossido di azoto (NO2) è un gas cancerogeno specifico delle emissioni dei veicoli diesel, responsabile in Italia di oltre 17mila morti premature l’anno (record negativo in Europa). I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È particolarmente nocivo sui bambini, causando infezioni alle vie respiratorie, asma, polmoniti, ritardo nello sviluppo del sistema nervoso e dei processi cognitivi. 




L’associazione ambientalista sta chiedendo ai sindaci delle città maggiormente colpite dall’inquinamento di NO2 – Torino, Milano, Palermo e Roma – di fare quello che molte altre città, in Europa e nel mondo, stanno già facendo: prevedere un percorso progressivo di restrizione alla circolazione dei veicoli diesel, fissando una data oltre la quale non potranno più circolare nei centri urbani.




«Dopo mesi di richieste, finalmente anche l’amministrazione di Roma si è detta disposta a incontrarci», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Energia e Clima dell’associazione. «La Capitale è risultata essere nel 2016 la città con i valori mediamente più alti di NO2. È responsabilità della sindaca Virginia Raggi, al pari dei primi cittadini di Torino, Milano, Palermo, prevedere politiche progressive di fermo per i veicoli più inquinanti, cominciando dai diesel; e costruire un nuovo sistema di mobilità, per arginare una crisi sanitaria enorme che colpisce soprattutto i bambini».




Greenpeace ringrazia Tvboy per il bellissimo e generoso contributo che con la sua opera ha voluto dare alla battaglia per liberare le città dalla morsa dell’inquinamento atmosferico.

lunedì 13 novembre 2017

Clima, in aumento le emissioni di CO2


Commentando i dati diffusi oggi dall’ultimo Global Carbon Project, che indicano che le emissioni globali di CO2 derivanti dai combustibili fossili torneranno a salire nel 2017 di circa il 2 per cento, dopo tre anni di crescita zero, Luca Iacoboni, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, dichiara:

«Questi dati sono una spinta ad agire ora. Garantire che le emissioni inizino a ridursi è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dagli Accordi di Parigi. Questa settimana la COP23 entra nel vivo, con l’arrivo a Bonn dei capi di Stato: è tempo che i Paesi aumentino le proprie ambizioni, riducano l’uso dei combustibili fossili e incrementino le fonti di energia rinnovabile».

Le principali ragioni dell’aumento di CO2 sono il rallentamento della riduzione delle emissioni in Ue e Stati Uniti e il contestuale aumento di consumo di carbone in Cina, dopo tre anni di decremento.

«L’Unione europea, e l’Italia come Stato membro dell’Ue, devono fare di più, e il primo banco di prova sarà il pacchetto di misure denominato “Clean energy for all Europeans”, che è al momento in discussione a Bruxelles», continua Iacoboni. «Sarà un momento decisivo per capire se l’Ue vuole fare sul serio sui cambiamenti climatici o se continuerà a dare soldi pubblici a produzioni inquinanti, come le centrali alimentate a carbone e gas», conclude.

Tra le note positive, si stima che l’incremento di emissioni in Cina dovrebbe essere temporaneo, anche considerando le nuove politiche sulla qualità dell’aria (e la riduzione degli incentivi al carbone), e la crescita vertiginosa del settore delle rinnovabili. Inoltre le emissioni dell'India dovrebbero far registrare il più piccolo incremento annuo a partire dalla fine del secolo.

lunedì 18 settembre 2017

Greenpeace: "Serve una moda slow, il riciclo dei vestiti è una chimera"



All’apertura della Settimana della moda di Milano, Greenpeace ha pubblicato oggi il nuovo rapporto “Fashion at the crossroads”, che raccoglie quasi 400 esempi di alternative al modello corrente di industria della moda, che consuma troppe risorse. Per la prima volta viene presentata una rassegna di soluzioni già praticate che, messe insieme in un quadro coerente, aiutano a disegnare scenari più sostenibili.

Per presentare il rapporto, Greenpeace ha organizzato presso Frigoriferi Milanesi un dibattito con rappresentanti di piccole e medie imprese europee che stanno intraprendendo un percorso verso la moda slow, un modello che non comporta compromessi di natura etica, sociale o ambientale e si allontana dal fast fashion e dal consumo eccessivo di capi d’abbigliamento che hanno un impatto ambientale non sostenibile.

“L’economia circolare è sulla bocca di tutti, ma dietro questa bella etichetta si nasconde il sogno impossibile dell’industria che la circolarità possa risolvere il problema di un consumo eccessivo di risorse. In ogni caso dobbiamo consumare meno perché il riciclo al 100 per cento è una chimera!” afferma Chiara Campione, Senior Corporate Strategist di Greenpeace Italia.

Da sei anni Greenpeace porta avanti la campagna Detox per l’eliminazione delle sostanze chimiche pericolose dal tessile. Finora hanno aderito 80 marchi internazionali – tra i quali più di 50 realtà tessili italiane - che rappresentano il 15 per cento della produzione tessile globale in termini di fatturato. L’associazione sostiene che questo importante risultato rischia di essere rovinato da una “economia circolare” ancora immatura in cui la produzione tessile globale continua a crescere esponenzialmente e il riciclo avviene prima di aver eliminato le sostanze chimiche pericolose.

“Il nostro scopo è fornire una risposta critica all’economia circolare così come propagandata dai grandi marchi della moda. Il Pulse report, recentemente presentato al Copenhagen Fashion Summit, prefigura un futuro “circolare” nel quale il settore sarà ancora più dipendente dall’inquinante poliestere, senza affrontare il nodo del consumo eccessivo di capi d’abbigliamento e del conseguente calo della loro qualità e durata” spiega Campione.

Oggi Greenpeace, a Milano, ha offerto il podio ad alcuni pionieri di una nuova visione slow della moda, in cui si cercano modelli alternativi di business, si interviene per ridurre l’impatto della produzione tessile, aumentare la longevità dei prodotti, il loro riciclo e una nuova vita per i prodotti. È anche ora che venga adottata una normativa sulla responsabilità delle aziende che preveda il ritiro obbligatorio dei prodotti a fine vita, per evitare che finiscano in discarica o all’inceneritore, e che premi chi si impegna sul fronte della riduzione dell’impatto ambientale del prodotto.

venerdì 5 maggio 2017

La Vaquita rischia l'estinzione: salviamo gli ultimi 30 esemplari!


La vaquita è uno stupendo mammifero marino, sembra un piccolo delfino ma ne sono rimasti solo 30 esemplari al mondo! Stanno morendo una a una intrappolate nei “tramagli”, reti da pesca particolari su cui però il governo messicano sta considerando un divieto definitivo; un membro del governo ha infatti accettato di presentare l'appello di Avaaz direttamente ai ministri che stanno decidendo. Non c’è tempo da perdere se vogliamo salvare le ultime vaquita! Facciamo capire ai due ministri chiave che se sosterranno il divieto permanente avranno un milione di cittadini da tutto il mondo dalla loro parte.

Vaquita in spagnolo significa “piccola mucca”, per quel viso simpatico che sembra sempre sorridente. È il mammifero marino più raro e la più piccola balena al mondo. Un animale unico, che potrebbe sparire entro pochi mesi. La cosa assurda è che non viene neanche pescata apposta. I pescatori nella zona usano questi tramagli perché è più facile, ma potrebbero usare altri tipi di reti per i gamberi o altri pesci ignorando la vaquita. Senza contare che chi usa i tramagli lo fa anche per prendere i totoaba  (altra specie in pericolo vittima di un ricco traffico illegale in Cina).

Greenpeace a Gentiloni: "Il G7 può essere la Caporetto degli accordi di Parigi"


A pochi giorni dal vertice del G7 che si terrà a Taormina (26 e 27 maggio), la Direttrice Esecutiva di Greenpeace International Jennifer Morgan ha incontrato l’ambasciatore Raffaele Trombetta, responsabile del processo preparatorio e della negoziazione tra i Capi di stato del G7. Durante l’incontro i rappresentanti dell’organizzazione ambientalista hanno consegnato un appello al Presidente Gentiloni.
“In queste ore l’amministrazione USA sta decidendo se abbandonare l’Accordo sul Clima di Parigi. Questo G7 rischia di passare alla storia come il culmine del fallimento della diplomazia internazionale” – recita la lettera indirizzata al Presidente del Consiglio.
“Questo è il momento in cui la comunità internazionale deve mostrarsi compatta ed è il momento in cui la Presidenza del G7 deve assumerne la leadership. Il vertice di Taormina potrà risolversi in un fenomenale disastro o in un successo inatteso. Ci appelliamo al Presidente del Consiglio come garante dello spirito di cooperazione tra i Paesi del G7 perché adesso si faccia di tutto per convincere il Presidente Trump a non seguire la logica “America first”, ma piuttosto “Planet Earth first”.
Abbiamo sia le tecnologie che le risorse finanziarie per prevenire le peggiori conseguenze del cambiamento climatico. Quello che non abbiamo è tempo da perdere: le decisioni della Presidenza USA rischiano di ritardare un’azione urgente. Proprio oggi è stato ufficializzato il nuovo massimo storico della concentrazione di CO2 in atmosfera (410 ppm). Rallentare o fermare la svolta di Parigi per una azione decisa a tutela del clima è un atto immorale gravido di nefaste conseguenze.
È necessario che il G7 non azzeri o indebolisca gli obiettivi climatici con un accordo al ribasso, ma mantenga alta l’ambizione per una rapida ed efficace applicazione dell’Accordo di Parigi, mettendo in campo da subito azioni concrete, anche poiché questo è uno degli aspetti chiave per prevenire conflitti, minacce alla sicurezza internazionale e migrazioni.
Il miglior modo per mettere in primo piano gli interessi dei cittadini è rafforzare la cooperazione internazionale e affrontare in modo efficace problemi globali, come i cambiamenti climatici.
Se gli Stati Uniti dovessero abbandonare o indebolire il negoziato globale sul clima devono sapere che si isoleranno pericolosamente dalla Comunità Internazionale, contro la storia e gli interessi di tutti. Anche dei cittadini americani.

NoRandagismoDAY, 28 maggio il M5S nelle piazze pugliesi per sensibilizzare sul tema della tutela degli animali

Domenica 28 maggio il M5S sarà in decine di piazze pugliesi, per ribadire un deciso "No al randagismo" oltre che per informare e far conoscere ai cittadini la realtà delle varie strutture operanti nell'ambito della gestione dei canili del proprio territorio e per promuovere la campagna degli affidi e adozioni." lo annunciano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Gianluca Bozzetti, Rosa Barone e Marco Galante che proseguono: "Gandhi affermava che ''La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali'' e in queste parole c'è una grande verità che il Movimento vuole promuovere e concretizzare attraverso la seconda iniziativa del #NoRandagismoDay."

All'iniziativa hanno già aderito numerosi Comuni pugliesi con i rispettivi canili  che per l'occasione saranno aperti al pubblico dalle ore 10:00 alle ore 13:00. Personale addetto e volontari delle strutture affiancheranno i visitatori nella conoscenza dei cani ospitati.

"La partecipazione a questo evento – dichiara il capogruppo del Movimento 5 Stelle Bozzetti favorirà le adozioni dei cani presenti nelle strutture, sensibilizzando al tempo stesso la popolazione sul tema del randagismo. Ho inviato personalmente a tutti i Comuni della regione Puglia un invito formale ad aderire all'iniziativa; un Open Day che auspichiamo venga fortemente pubblicizzato anche dai Comuni che aderiranno all'iniziativa così da avere la più ampia partecipazione e condivisione possibile. - conclude il consigliere pentastellato - La legge regionale pugliese sul randagismo e sui cani vaganti è una delle più avanzate in materia, ma ad oggi l'azione governativa della nostra Regione è indirizzata ad aprire la gestione dei canili ai privati in maniera indiscriminata, minando le certezza di una conduzione che abbia come fine ultimo non il profitto ma unicamente il benessere dei nostri amici a quattro zampe. Daremo battaglia in tutti i modi e in tutte le sedi affinché ciò non avvenga.

martedì 4 aprile 2017

A Pasqua non pensare al suo sapore ma al suo dolore

Ogni anno per festeggiare la Pasqua (che guarda caso sta a simboleggiare la vita) vengono uccisi più di 2 milioni di agnelli :(
Scegliere di "fare del bene" si può non sovvenzionando e prendendo parte a questo massacro.
 

Partito da Verona il monotiraggio sulla presenza di PFAS nelle acque delle scuole


Parte oggi da Verona il monitoraggio sulla presenza di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) nell’acqua potabile erogata nelle scuole primarie del Veneto. Nelle scorse settimane Greenpeace ha inviato richieste ai dirigenti scolastici di oltre trenta scuole primarie venete e, ad oggi, tredici istituti hanno autorizzato la raccolta e l’analisi dei campioni di acqua potabile. Il monitoraggio toccherà, nei prossimi giorni, le scuole primarie di numerosi comuni delle province di Verona (tra cui San Bonifacio, San Giovanni Lupatoto, Legnago), Vicenza (tra cui Montecchio Maggiore, Brendola, Arzignano, Sarego, Vicenza) e Padova (tra cui Montagnana e Padova) caratterizzati da un diverso grado di contaminazione da PFAS.

“Ringraziamo tutti i dirigenti scolastici che hanno autorizzato Greenpeace alla raccolta e analisi dei campioni di acqua, accogliendo le richieste di molti genitori preoccupati. Nei casi di contaminazione come questo i soggetti più vulnerabili sono proprio i bambini e per essi dovrebbe valere il principio di maggior tutela” dichiara Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Un secco no alla richiesta di Greenpeace è invece arrivato dai dirigenti scolastici delle scuole primarie di alcuni dei comuni più esposti alla contaminazione come Lonigo, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore e Arcole. Per altri istituti, da Cologna Veneta ad Altavilla Vicentina, ancora non è arrivata un’autorizzazione ufficiale.

“Pur comprendendo le cautele di alcuni dirigenti scolastici di istituti situati nei comuni dell’area più contaminata da PFAS, riteniamo preoccupante che non abbiano consentito a Greenpeace di raccogliere campioni di acqua, negando così la richiesta di molti genitori di avere dati indipendenti sulla presenza di PFAS nell’ acqua potabile delle scuole frequentate dai loro figli. Confidiamo in un ripensamento di questi dirigenti” conclude Ungherese.

Nelle scorse settimane Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere alla Regione Veneto di individuare e fermare tutte le fonti di inquinamento da PFAS ed abbassare i livelli consentiti per queste sostanze nell’acqua potabile allineandoli con quelli in vigore in altri paesi europei.

La petizione: http://www.greenpeace.org/italy/stop-pfas-veneto

mercoledì 22 marzo 2017

Si arresta l'avanzata globale del carbone

Il numero di centrali a carbone in via di realizzazione nel mondo ha registrato un forte decremento nel 2016, principalmente per l’instabilità della politica industriale di alcuni Paesi asiatici. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Boom and Bust 2017: Tracking The Global Coal Plant Pipeline”, realizzato da Greenpeace, Sierra Club e CoalSwarm, e giunto alla sua terza edizione annuale.

Secondo il rapporto, l’effetto congiunto del rallentamento nella costruzione di nuovi impianti e della dismissione di parte della flotta di quelli operativi apre alla possibilità di contenere l’aumento delle temperature medie globali nei 2 gradi centigradi, a patto che i Paesi coinvolti nell’”economia del carbone” proseguano in questa direzione.

Il declino dell’economia del carbone si articola in una riduzione del 48 per cento nelle attività che precedono l’inizio della costruzione delle centrali (realizzazione dei progetti, richiesta di permessi, attività finanziarie dedicate), in una riduzione del 62 per cento nell’avvio di nuovi cantieri e in un decremento dell’85 per cento nel rilascio di nuovi permessi in Cina.

Questo andamento è dovuto principalmente a due fattori: ai provvedimenti restrittivi adottati dalle autorità centrali cinesi nella concessione di autorizzazioni alla realizzazione di nuovi impianti; ai tagli di budget degli investitori che operano in India. In questi due Paesi, al momento, sono stati congelati più di 100 progetti di nuove centrali.

Oltre al declino dei trend di costruzione di nuovi impianti, lo studio rivela anche la cifra record di 64 GW di potenza installata a carbone dismessi nel 2015 e nel 2016, principalmente nell’Unione europea e negli Stati Uniti: l’equivalente di circa 120 grandi centrali.

«Il 2016 rappresenta un autentico punto di svolta per il clima», commenta Lauri Myllyvirta, responsabile della campagna globale Carbone e Inquinamento atmosferico per Greenpeace e co-autore del rapporto. «La Cina, ad esempio, ha fermato la realizzazione di molte nuove centrali a carbone dopo che la fortissima crescita delle energie rinnovabili in quel Paese le ha rese superflue per il sistema energetico. Dal 2013, le energie pulite hanno in pratica colmato il deficit energetico cinese».

Sempre nel 2016, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno registrato un forte decremento delle emissioni, grazie al ritiro dalla produzione di molte centrali a carbone. Anche il Belgio e l’Ontario hanno chiuso la loro ultima centrale, mentre tre Stati del G8 hanno annunciato una data ultima per il phase out della fonte più nociva per il clima.

«Il trend che emerge da questo rapporto ricalca la situazione del nostro Paese», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace in Italia. «L’età del carbone non si è conclusa, ma si vanno dismettendo le centrali più obsolete. E soprattutto non vi sono progetti per la realizzazione di nuovi impianti. L’ultimo che si minacciava di voler realizzare, a Saline Joniche, è stato definitivamente cancellato. Ma il nostro governo, al contrario di altri, non trova il coraggio di indicare una data ultima per l’uscita dal carbone: è il sintomo più evidente, questo, della mancanza di una strategia energetica veramente orientata al futuro e alla salvaguardia del clima», conclude Boraschi.

In un quadro complessivamente molto positivo, nel rapporto emergono alcuni Paesi che non stanno investendo nelle energie rinnovabili e che sono invece fortemente impegnati a realizzare nuovi impianti a carbone: Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Vietnam e Turchia.

venerdì 3 marzo 2017

Piano conservazione e gestione del lupo, Emiliano "La Puglia è contro l'abbattimento"



Un “si” condizionato al Piano per la conservazione e gestione del lupo, redatto dal ministero dell’Ambiente, discusso in Commissione politiche agricole, riunita ieri  a Roma presso la sede della Regione Puglia.

In particolare il parere favorevole della Puglia è condizionato all’accoglimento della proposta di monitoraggio da effettuarsi a livello nazionale, alla richiesta che venga stralciata la previsione della deroga al Piano e che vengano adeguatamente trattati i temi dell’ibridazione, oltre a introdurre tutte le misure per rendere più efficace la gestione della specie del cinghiale.

“La posizione della Puglia è chiara – dichiarano il presidente Michele Emiliano e l’assessore Leonardo di Gioia, coordinatore nazionale della commissione Agricoltura – siamo contro l’abbattimento dei lupi e abbiamo detto di si al piano ministeriale solo a condizione che non ci siano deroghe su questo punto.
Il nostro lavoro deve essere quello di tutelare l’habitat senza il bisogno dell’intervento umano, introducendo elementi di naturale riequilibrio. L’obiettivo dunque è evitare di colpire una specie che fino a qualche anno fa era a rischio di estinzione”.